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2月18日 chiuso per ferie.2月11日 lo ammetto.ho guardato il grande fratello per sentirmi nell'ordine intelligente, decente, dignitosa e con stile.
mea culpa.
ma ti prego.
ho rotolato dal ridere.
il trash talvolta permette al disgusto misto nausea di trasformarsi in compatimento.
(per inciso io non potrei mai stare 3 mesi in una casa con degli imbecilli. ne va della mia saluta mentale.io sono antisociale) 2月10日 ma perchèma dio. perdio.
mi chiedo perchè esiste amici di maria de filippi.
per l'amor del cielo. carine le canzoni. carini i balletti.
sempre quelli, dopo otto anni rinnoviamo.
tutte belle copie di giorgia pausini battisti baglioni.
bravi bravi.
acqua azzurra acqua chiara. che dai, se vogliamo anche io intorno a un falò intono due canzonette e poi anche da ubriaca un ballo so farlo.
ma dove vogliono finire?
mettiamoli tutti in un piano bar. non vedo altri sbocchi. i musical?
lasciateli ad attori veri, please.
che quelli pensano solo a telecamere e non sanno niente di storia del cinema. storia del teatro. storia della musica.
per favore.
dignità. d i g n i t à.
e il nuovo maestro di canto?
io non sono insegnante. sono un vocal coach.
ma chi cazzo ti credi? danno la dieta per la voce.
niente pomodori.
no no, tiriamoli tutti in faccia.
nessuno che sappia un cazzo di dizione.
nessuno.
e loro che si insultano.
dai faccette felici.
insegnante: "non credo tu abbia fatto un buon lavoro".
giovine: "ce l'hai con me".
ma dio santissimo.
sei un imbecille che ha avuto una botta di culo che ti ha permesso di fare il salto nel mondo del trash. e ti permetti persino di essere presuntuoso?
e questi sono i nuovi talenti?
televotare per scegliere uno di loro è quasi più imbarazzante che votare per il governo.
no dai, i politici sono più incapaci.
forse dovremmo metterli tutti nella stessa scuola.
su un'isola.
tipo isola dei babbi di minchia.
e niente scialuppe per la fuga. 2月2日 discorsi a caso.ieri sono stata in canile.
mi veniva il magone.
mm si chiama come fai a scegliere un cane quanto li guardi e tutti dicono scegli me scegli me e tu non puoi scegliere? è come sentirsi dio quando sceglie chi è fatima e chi no? è come pensare che in quei box ci metteresti tante di quelle persone al posto loro che in fondo è un dispiacere non poter fare quello scambio? si. però lo scambio non si può fare.
un vantaggio degli animali sulle persone è che se tu fai lo stronzo ti mordono. se ti comporti lealmente ti dicono grazie.
se posso sei mio. 1月30日 grace episodio due.La mano di Grace lentamente si spostava in avanti, vedeva tutto a rallentatore, come in un film. Le scene dei film capitano solo nei film, non capita mai che ti succede una cosa e dici che è come nei film, perché non lo è. E nel caso sarebbe sempre una produzione scadente. Si faceva largo lentamente tra la folla, si rendeva conto che mancava sempre di più l’aria e nella calca non riusciva a produrre nulla che non fosse dei movimenti costretti dall’incastro con gli altri corpi. Avanti, lentamente. Con quell’odiatissima sensazione di sfioramento. Odiava le folle perché odiava il contatto con la pelle degli altri. Amava l’inverno perché i vestiti evitavano la sperimentazione del tatto. Si sentiva impazzita, ma anche quello a rallentatore. Appena si rendeva conto di essere stata toccata da qualcuno del quale aveva ricevuto un dono tipo una benevola strisciata di sudore, si girava per fulminarlo o insultarlo. Ma nel suo campo visivo il lumacone bavoso era già a troppi metri. Vedeva tutto a fotogrammi. Avanzava e ogni passo durava secoli. Si trovò a fumare una sigaretta seduta a un tavolo di mostri. Era buio e non li vedeva, ma le loro voci erano cavernose e sbiascicavano parole lentamente, senza parvenza di senso. “di che segno sei?” Che domanda è? Ma chi sei tu? “del sole”. Non sapeva cosa stava dicendo, era come se la sua mente fosse gestita da qualcun altro. Rispondeva che era un segno azteco. Che voleva dire longevo essere figlio di un dio. Che credeva nell’esoterismo e che effettivamente aveva il suo nome tribale tatuato sulla schiena perché era originaria di quel popolo. “sembri più irlandese, hai i capelli rossi e tantissime lentiggini”. “hai mai conosciuto un azteco?” “no” “e allora che ne sai?” “ma non erano stati sterminati?” “si vede proprio che non sai nulla degli aztechi”. Per inciso nemmeno lei, li aveva studiati alle medie. Ma poco importa. Non conta mai quello che sai ma conta come mostri di saperlo. Chiuse gli occhi per non ascoltare il mostro zodiacale, non voleva più rispondere alle sue stupide domande. Qualcuno la prese per mano, ma era troppo stanca per ribellarsi. “grace, ci sei?...grace?” “mi salvi? Mi stai salvando?” Lo sperava. “Che supereroe sei?”.
Riaprì gli occhi. Un cerchio funesto alla testa le regalava una sensazione di nausea e vomito. Era abbracciata alla tazza del cesso. Un post it era attaccato sul muro sopra di lei. “sono dovuto scappare al lavoro. La prossima volta, quando vai a prendere un fusto di birra in cantina, ricordati che sei una barista e non una quindicenne alcolista. Ne hai bevuta troppa ancora prima di servirla, gridando “sto solo assaggiando”. Ti ho messo in pigiama. Non ho abusato di te. Ci vediamo al pub, ti ho cambiato il turno. Il tuo eroe, Mat”.
Era solo una sbronza? Chissà che fine aveva fatto lumacuomo.
1月17日 non ho deciso se continua o no. però oggi mi è uscito questo.Odore di appiccicoso. La casa aveva quella sensazione di stantio muffa, aloni sui vetri e plastica sui divani. Come si fa a mettere tutta quella plastica attorno ai cuscini? Solo un ossessivo compulsivo avrebbe potuto architettare una struttura tanto semplice quanto claustrofobica. C’era più una puzza strana. Una puzza, quando sei bambino tutti gli odori forti sono puzza. Puzza di minestra, puzza di stufato, puzza. Tutto è puzza. Quando sei grande e senti puzza, è puzza davvero. Grace entrò nella stanza con gli occhi che le si chiudevano dal sonno. I pavimenti, lucidi, sembravano mai stati usati, sembrava che nessuno ci avesse mai camminato sopra, come i mobili, intonsi e senza graffi. Era tutto surreale, una casa non abitata. Eppure a quanto le avevano detto Cedric ci abitava con la moglie. Poco importava, i clienti non sono mai merce da pensieri. Sono soltanto denaro. “entra, siediti qui” le disse cedric indicando una poltrona, ovviamente ricoperta da strati di pellicola trasparente. Sembrava di essere in un frigorifero per mobili. “non toccare nulla, mia moglie se ne accorgerebbe”. Classico. I clienti sono sempre più stupidi. Ti possono portare in un motel no? E invece figurati. Casa propria, per fare i grandeur. E poi alla fine squittiscono dall’ansia che la moglie possa scoprirli. Ogni uomo sposa la donna dei suoi sogni, quando la moglie diventa però un essere estraneo, simbiotico più con l’aspirapolvere che con il suo orgasmo allora comincia a cercarsi un’amante. Ecco che entra in scena Grace. Grace, 20 anni, nata a Londra. Grace, studentessa di Restauro. Grace, barista in un pub qualsiasi. Grace, puttana. “in fondo anche questa è arte” pensò.
Lui cominciò a sudare. Nervoso. Grace non gli disse di andare in camera, avrebbe mandato i suoi ormoni a mille per poi farli fallire nel momento in cui avrebbe visto la foto del suo matrimonio sul comodino. Si avvicinò a lui, lo svestì, prese le sue mani e le guidò sul corpo di lei, lentamente, come a volergli far credere di avere il controllo, come a far finta di regalarsi ai suoi desideri più repressi. Si baciarono, lui la appoggiò sul tavolo. Grace si fece scappare un risolino. “se ci becca sua moglie sul bel tavolo di mogano posso ridere per tutta la vita”. Lo mascherò con un momento di piacere. Per grace era solo un lavoro, nulla di più. Arrivava il momento del preservativo, uno sguardo intenso, zac, lo metteva, lo prendeva, lo facevano. Meccanicamente. Aveva studiato ad arte le espressioni più utili, le mosse più eccitanti, le particolarità del viso del lui di turno per vedere cosa provava e capire quanto mancava all’apice dei suoi piaceri sensoriali.. Finito. “scusa, non so cosa mi è preso” “non importa”. Ci era abituata. Gli uomini che stavano con donne nevrotiche avevano sempre i soliti problemi. Non era male, veloce, indolore. L’unica noia era il momento di rassicurazione immediatamente successivo che le toccava sempre. Se la sbrigò in pochi minuti “non è colpa tua, non lo è affatto. Questo tipo di esperienze provano sempre un uomo. Probabilmente tua moglie non ti capisce da troppo tempo e non ti si concede. Tutto qui. Tutta questa nostra intesa..ti ha solo destabilizzato.” E dopo avergli detto la solita pappardella del forseamitantotuamoglieedovrestiritentarecon lei se ne andò. Coi suoi soldi. E un cliente in meno. Poco male, bisogna anche sapere quando uno non è il caso che diventi un abituè. Non voleva sapere i problemi di ogni coppia. Quelli sposati erano sempre il peggio, mille paranoie quando ormai la stronzata l’avevano fatta. Entrò nel primo pub, bevve una vodka e si guardò attorno. La musica era assordante. Aveva voglia di perdere i sensi.
Si svegliò che era mattina inoltrata. Il panico l’aveva vinta anche ieri notte. Aveva due occhiaie pessime. Sentiva il peso della sua coscienza che troppo a lungo aveva represso. Sentiva l’ansia che la pervadeva. Sentiva che c’era qualcosa che non andava bene. Un malessere di fondo che era intriso in lei, dai suoi capelli al cervello, che le faceva chiudere i pensieri fuori sul balcone. Si alzò e mise la moka sul fuoco, aprì un album di fotografie, ci incollò una polaroid sbiadita e sotto ci scrisse “il perdono arriva più facilmente dagli altri che da noi stessi”. Nella polaroid grace sorrideva a qualcuno, era su un’altalena, d’estate, con un vestito bianco a fiori azzurri, che sulla sua pelle abbronzata faceva pensare a una lunga vacanza al mare. Bevve velocemente il caffè, prese la borsa e uscì di casa per andare al lavoro. Sulla metropolitana si incantò più volte, su una bambina che giocava con un peloches, su di un vecchio violinista che suonava dietro a un cartello che diceva “suono per la tua felicità e non per la mia solitudine”, rimase colpita da un cartellone pubblicitario con un grosso panino stampato sotto il quale un cane (vero e non nel cartellone) aveva puntato lo sguardo (e sbavava). La cosa che però l’aveva affascinata più di tutto era una ragazza, bella, che ascoltava l’i-pod. Bella, coi capelli lunghi, mossi, viola, con una maglietta coloratissima che portava la scritta “could you be my God?”, scarpe basse dalle quali uscivano calzini verdi a righe, intenta a leggere un libro di astrofisica. Le si avvicinò e le chiese “ma tu studi..voglio dire..è impegnativo”. La ragazza si voltò verso di lei, e con un sorriso le rispose “no, io non vivo per studiare cose. Mi documento solo del perché la gente sarebbe disposta a uccidere per le proprie idee”. “ma la fisica è un dato di fatto” “solo se vuoi renderlo tale”. Si alzò, sorrise e scese dal vagone.
Arrivò al lavoro e si mise a spennellare ritoccando un vecchio quadro. Ci passò sopra tutta la giornata. Sprofondando nei colori, annegando nel piacere del sentire i tratti che seguivano esattamente i suoi pensieri. Immagini di Grace che beve un the, seduta a un bar del 1700 mentre osserva i passanti. A Parigi.
Magari è tutto effetto dell’assenzio. 1月16日 se il papa fosse andato in cattolica non avrei discusso con mia madre.mamma, please.
non ti sopporto. e la cosa più frustrante è che tu credi che i miei pensieri siano solo influenzati dal mondo che frequento. come avessi quindici anni. papà sei peggio. "ha 24 anni, quando cresce e vive cambia idea". io vivo questo, penso questo. non ho nessuno dentro che pensa al posto mio, no. le mie sconfitte le ho prese tutte. le ho archiviate. e ne ho tratta la mia visione del mondo. non credo in dio. per niente. perchè lavoro in un posto dove muoiono bambini e permettetemelo, voi non potete capire. perchè voi, dall'altro del vostro pontificato siete convinti che basti la fede. io dal basso del mio niente sono solo certa che la vita è quella che ti costruisci. nessun dio, solo i tuoi sforzi. e tante volte sono stata male, tante volte sono caduta, da sola e non sono stata in grado di rialzarmi, finchè poi, stringendo i denti sono risalita. e quello che mi ha sempre fatto andare avanti è la convinzione che no, dio non esiste. e se non ti aiuta lui devi fare tutto da sola. non è facile avere 24 anni. per niente. e visto che ho dei miei progetti e le mie idee di vita, che sono opposte alle vostre, ogni tanto capita di buttarsi giù. è come lottare contro i mulini a vento. ma con il vento che sussurra con le vostre voci "non hai un progetto tuo, vivi solo perchè segui la scia". no, mi spiace, sono tutti pensieri miei. e lo sono perchè difatti non sono parte di nessuno di quei gruppi di pecoroni che tanto vi spaventano. sono ascetica, e non sopporto nemmeno loro. ma questo voi non lo capite, perchè penso diverso da voi, e per voi è uguale a pensare come loro. loro chi poi? io ho i miei progetti. e li realizzerò. ma vi prego, basta dire che non so pensare col mio cervello. è la cosa che mi fa più male in assoluto. io accetto i vostri pensieri da benestanti predicatori cattolici. e non vi dico che siete influenzati dalla fede. cazzo.
1月13日 non sopportoil prolungare rapporti finiti.
non sopporto chi supera sulle scale mobili, dai, per dio. se sei di fretta scendi a piedi.
non sopporto la puzza nelle stazioni.
poi mi piace andare in giro in macchina e cantare.
quando devi girare pagina devi farlo. e poi io di solito mi sento un po' un fantasma.
booh.
periodo di novità.
sono pronta a uscire tutte le sere.
inviti?
sono un fottuto fantasma.
voglio una casa mia da infestare.
boreee me la compri? 1月8日 everything has got an end.non possiamo pensare che ogni cosa sia infinita.
sarebbe limitarla.
le cose finiscono. punto.
anche le amicizie.
ci si arriva quando non si vuole nemmeno andare a capo. non ci sono speranze. ti appigli. provi e tiri.
ma niente.
non arrivano segnali dall'altra parte della fune.
da piccoli si gioca al telefono con due bicchieri e un filo che li unisce.
telepatia.
da grandi una volta chiusa la finestra di msn per non rispondere e cancellato un numero che non si vuole chiamare non rimane che un estraneo.
buffo, n'est pas?
non ci sono scelte, solo che le cose scorrono. e niente è per sempre.
ho aspettato, ingenuamente, un sms.
ho aspettato, ancora più ingenuamente risposte.
ma ognuno fa della propria vita quello che vuole.
io ho cancellato i contatti.
restano i ricordi.
1月6日 venicemi manca già.
sei partito da un'ora.
sono tornata da venezia da 3 giorni.
mi mancano nell'ordine.
- la colazione a letto la mattina
- imparare a prendere i vaporetti da sola che ho anche l'abbonamento e parlo coi marinai perchè mi sento veneziana
- andare nella libreria più bella del mondo cioè questa:
- i gattini nel cesto della libreria sopra i libri che si danno baci ovvero vedi foto
- la parlata delle grezze di burano
- io che faccio la pirla in santa maria formosa col gesto delle super tette (eretica)
- san grisostomo ma solo perchè ci ho preso i paraorecchi
- non perdermi più ai frari e sapere andare in santa marghe
- la mia casa rosa a burano
- gli spritz a rialto
- e per finire il fantasma fotografato nel ghetto nuovo
uf.
venice i love you.
ora come faccio, c'è solo cemento qui.
neanche un sorcio.
@venice: aspettami, prima o poi mi avrai anche fisicamente.
12月16日 fanculonon credevo che ieri sera mi facesse tanto effetto.
erano secoli che non piangevo a tavola. secoli.
mio padre mi insulta perchè dice che ho un linguaggio poco consono all'ora di pranzo.
e io scoppio.
piango e lo mando affanculo. al che si alza anche mia sorella e lo manda a fare in culo anche lei (questo però non me lo sono ancora riuscita a spiegare). ieri sera ho messo a dura prova i miei nervi, a durissima prova.
non sono capace di fare l'hostess, 12 ore di falsi sorrisi al natale.
io non credo in dio, non me ne frega un cazzo del natale.
ma era la cena del mio ospedale, non potevo non dare una mano.
una ditta affitta la mensa e paga con soldi che vanno in beneficienza, posso anche fare la signorina guardaroba per una volta, per i miei bimbi. mi sono detta, tutto gira intorno ai soldi, a sto punto che sti maledetti li portino dove serve.
poi la malvagità, sono capo hostess. anche no. non me ne frega un cazzo. e allora corri sistema, organizza, tavoli, stampa scalette. poi arriva ieri, c'è mietta da accogliere. e chi cazzo la voleva. dai, non ha nemmeno il vestito stirato, e allora via.
i bambini sono contenti, c'è un finto babbo natale che porta in giro panettoni senza canditi e lei che firma autografi qui e li.
ma poi arrivano quelli della cena.
sciantosi vestiti paiettati che nemmeno zia ietta. prendi pellicce metti pellicce. non pensare non pensare non pensare. mentre tutti arrivano vestiti in modo indecoroso. non pensare non pensare non pensare. le mamme dei bimbi mi chiedono, ma cosa c'è? una festa per noi a sorpresa?
no. per voi non c'è un cazzo. la solita schifosa mensa, ma quella accanto si è trasformata in un palazzo dorato ove si ciberanno gli dei.
pessimo pessimo pessimo.
entrano tutti, sciantosi. servono camerieri impettiti (almeno fighi).
servono antipasti primi secondi cibi opulenti. pantragruelici. gargantueschi.
e via.
tra una portata e l'altra passano di cattivo gusto filmati sui bambini ricoverati, fate beneficienza fate fate fate.
avevo gli occhi lucidi.
mi veniva da spaccare tutto.
tutto. poi mi giro e vedo tanti occhietti fuori dalla porta a vetri della mensa. "ma mietta non doveva cantare?"
(come dirgli che canta solo per i ricchi signori?)
volevano vederla, erano li, fuori, tutti insieme.
aspettavano anche solo bricioline di serata.
mentre tutti però mangiavano senza scrupoli loro erano li. alla fine sono riuscita a farli entrare per sentirla cantare.
una ragazzina mi ha detto piangendo grazie perchè era il più bel sabato sera mai passato. ma certo, gli altri erano già al dessert.
ho mangiato in cucina facendo con le altre imitazioni dei signorotti e di mietta. ho riso coi fonici e i camerieri.
ho ridato giacche col sorriso.
ho regalato montblanc aziendali col sorriso insieme a un "buone feste". ma oggi ho pianto.
perchè no, certe cose non si dovrebbero proprio fare.
e perchè a tavola continuavo con le mie invettive "cazzo come si fa".
e mio padre mi dice modera i toni. non c'eri ieri. e non c'è proprio un CAZZO da moderare. 12月12日 io odio il nataleio non credo in dio ma devo festeggiare il natale.
non mi piacciono i negozi ma sono pieni di gente che se per caso cammini e si apre una porta ne vieni risucchiato all'interno.
non voglio fare regali (non c'è un cazzo di razionalmente logico motivo) e la gente smania per farli.
lucine alberi stronzate.
non capisco perchè ci si affanni tanto.
il mio compleanno è molto più importante.
ps. grazie a dio c'era poca benzina.
meno gente che fracassa il cazzo.
11月26日 distanze.Nell'uso comune, la distanza tra due oggetti è la misura (lunghezza) di una linea retta che li congiunge. Nel caso di due luoghi sulla Terra, prende il significato di distanza "in linea d'aria" o di lunghezza del percorso (stradale, ferroviario, ecc.) che li congiunge. solitamente 250 km. io da una parte, te dall'altra. momentaneamente si sono aggiunti n km a rompere il cazzo ma dei quali non mi lamento particolarmente nonostante non vi sia una ferrovia capace di portarmi in breve tempo da te. La distanza viene talvolta espressa in termini di tempo impiegato per coprirla (di solito specificando il mezzo di trasporto). la nostra distanza viene espressa in termini di mezze x che ogni sera completo sulla lavagnetta fino al giorno del nostro prossimo incontro. momentaneamente ancora troppo distante. Nell'accezione quotidiana, la distanza non è una misura simmetrica. Se pensiamo a un percorso stradale ad esempio, la strada potrebbe essere a senso unico e quindi il percorso da A a B risulta diverso da quello per andare da B ad A. la distanza non è simmetrica perchè a seconda di chi ha le giornate più piene la distanza si sente di meno o di più. a tirocinio mi sembra che abitiamo dietro l'angolo, la sera, a casa da sola in quel letto enorme mi sembra che la distanza sia un insuperabile ostacolo. Anche nel caso in cui la distanza viene espressa in termini di tempo di percorrenza, la simmetria si perde perché in traffico può essere maggiore in un senso piuttosto che nell'altro. Contrariamente alle coordinate di una posizione, una distanza non può avere un valore negativo. tutto questo per mandare affanculo l'a4. per bestemmiare contro le ferrovie dello stato, che sono sempre in ritardo lungo la tratta milano verona, facendomi perdere il lume della ragione, ma sempre puntuali nel rapirmi via quando ti sto salutando.
la distanza è il sadomaso mentale. punto. però non mi lamento, ho già messo 7 x. 8,con oggi.
11月24日 come non amare le nuove generazioni.mi sveglio trovo una chiamata di una mamma del centro estivo, la richiamo e scopro che era suo figlio, 8 anni.
e gli dico: ma cosa c'è? e lui: niente, ti chiamavo, come stai? ci sei ancora al centro estivo l'anno prossimo? e io, non lo so.. lui: senti, facciamo così,mi mandi un messaggio? se non ci sei non vado. io mi trovo bene solo con animali e bambini. 11月22日 odio scrivere testi di canzoni.ma sei partito. la Germania ti ingloberà in questo tour che già mi sembra infinito.
odio te e odio i talco.
ma senza di loro non ti avrei.
si chiama conflitto di interessi. non l'ha risolto berlusconi, dovrei forse farlo io?
oggi mi domandavo inoltre perchè la puttana è il mestiere più vecchio del mondo.
eva era una gran troia, effettivamente, a far mangiar la mela al ciula adamo.
ma prima di ciò ci fu il ratto della mela.
ergo il mestiere più antico è il ladro.
al prossimo che lo dice di una meretrice, lo insulto. è un mestiere più evoluto, carta canta.
cmq basta, troppi pensieri (del cazzo).
tornerò a pensare alla canzone che canto in ospedale. i bimbi ridono come non mai vedendo me fare karaoke.
Erano innamorati i due coccodrilli 11月18日 pensieri elettrodomesticamente scialbi. sovraccarico.il mio cervello centrifuga pensieri. sto indefinitamente. il che...insomma non so come pensarmi. frullatore. vrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr. macino parole ricordi. centrifugo sensazioni e le rendo frullati. bevi bevi bevi bevi fanne scorta. fino a cinque minuti fa c'era casino qui dentro. ora questo silenzio mi strazia e mi lacera dentro. fino a 5 minuti fa c'erano i tuoi spartiti in giro. ora il tuo leggio è chiuso e tu sei via. fino a 5 minuti fa la tua voce risuonava tra le mura e la mia camera era il posto più felice del mondo. straziata e dilaniata. lacerata totalmente dai tuoi respiri che mancano sul cuscino a fianco. non ci sei, non ci sarai. prendo a pugni il muro inconsapevolmente. col cervello mi incidento di proposito perchè voglio arrivare a non poter pensare. mi manchi. 22 giorni. conto alla rovescia. ogni volta una fitta al cuore. perchè progettiamo tanto mi chiedi. perchè forse more, stiamo correndo troppo, dici. vero. corriamo come due pazzi verso un treno che ci spiaccicherà. ma ne sono consapevole. una storia a distanza è un suicidio mentale. lento e conscio. che non cambierei mai. corriamo apposta facendoci del male. progettiamo. la foto della nostra casa a venezia. progettiamo perchè dobbiamo trovare un senso. tu sei il mio senso. la casa è un allegato. ma ti prego. dio. io non credo in te, ma credo in me; ma non è carino presentarsi così. forse dovrei scriverti che ti sono devota, perchè così sarebbe cortese e mi presteresti forse più attenzione. fai passare i giorni in fretta. in fondo non ti chiedo una cosa materiale, ma una dello spirito, il che tecnicamente dovrebbe aiutarti, non è il tuo campo? fallo. così magari la pianto di dover credere a babbo natale. che in fondo viene pure una sola volta l'anno. -22. facile no? e così, penserò che in fondo la mia vita è un lento scorrere fino a una vecchiaia in una casa a venezia con te amore. mentre ti urlo che non puoi lasciare spartiti per tutta la casa. ma tu sordo non mi sentirai. e il nostro gatto sul balcone mangerà crocchette. manca poco no?
11月11日 ryan airuna compagnia un po' stronza con le menate del web check in.
ma si, para una ves se puede.
porque ir a girona para el festival de la ratafia non tiene scusantes (spagnolo casuale).
che figata. gli obrint pas han fatto un concerto della madonna. e si.
meglio ancora che a berlino.
i bassisti sono gnocchi (amore, si, tu di più).
e la gente.
loco.
uno che mi dice cose a caso. "yo no te puede entender, yo soy italiana" "yo soy catalano." e continua.
ma giovane amico, non capisco un cazzo sai?
poi arriva un tizio dal nome impronunciabile che mi insegna che in spagna solo due baci.
soltanto dos.
no tres. dos.
caro. manco uno. ma si, sorridiamo, dos dos.
il migliore è johan che ha imparato l'italiano in tre settimane. io lo spagnolo è una vita che voglio impararlo.
parlo con lui e un tizio si sbraccia.
chiede una birra.
ma ho scritto bancone?
no. vendo solo magliette.
nada, no compriende.
faccio anche il guardaroba. e quando dicono quanto costa una spilla?
uno.
un bacio?
si.
gli spagnoli la san lunga.
amore, se poi ti limono perchè le piskelle ti guardano..è perchè non mi fido di questo pueblo disinibito. |
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